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Racconto sul Muscarò

Racconto Moscato Rosa

Ben tonato a casa: come è nato il nostro Muscarò

La storia narra di quando il Principe Enrico di Campofranco, della famiglia dei Borbone si imparentò con gli Asburgo e si trasferì dalla Sicilia a Caldaro, in Alto Adige, nel 1851, portando con sé alcune “marze” del vitigno Moscato Rosa. Un vitigno, dunque, non soltanto aromatico ma anche nobile.

Il Moscato Rosa è poco fertile e scarsamente produttivo, con rese di 15-35 ql/ha. Se il clima durante la fioritura non è ideale, tende ad avere una bassa percentuale di allegagione, con rese vendemmiali disomogenee.

Dobbiamo a Franco Zanovello , recentemente scomparso, viticultore veneto e profondo conoscitore del vino e i suoi territori, il ritorno in Sicilia del Moscato Rosa .

Quando ho incontrato Franco per la prima volta mi ha sorpreso un suo gesto.

Visitando un mio vigneto l’ho visto abbassarsi, raccogliere un pugno di terra e sassolini, e portarli al naso per odorarli. Tornando a casa ho raccontato a Francesco, mio figlio, di aver conosciuto un uomo che sa parlare con la terra e i sassi.

Franco ha comprato dei terreni in Sicilia e, con i miei terreni, insieme abbiamo impiantato un piccolo vigneto di Moscato Rosa. L’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia ha condotto la sperimentazione: sin dalle prime micro vinificazioni si evidenziava la sorprendente qualità aromatica e gustativa di questo meraviglioso vitigno.

Grandi apprezzamenti e prestigiosi riconoscimenti ha ricevuto da raffinati consumatori e giurie  d’assaggio nazionali e internazionali. Uno per tutti la medaglia top Gold assegnata nel 2017 con un punteggio di 100 su 100 dalla Wine System AG. Punteggio mai assegnato prima e classificandolo il vino biologico più buono del mondo Dalla sperimentazione, e da quell’incontro, è, così, nato il nostro Muscarò, decisamente unico nel suo genere. L’espressione del Moscato Rosa in Sicilia nella sua veste più dolce e armoniosa.